Intervista a IVAN FRIGO, autore del logo per la candidatura delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene alla World Heritage List Unesco

In questo post:

FOCUS ON AGRIFOOD intervista Ivan Frigo, autore del logo per la candidatura delle colline di Conegliano e Valdobbiadene alla World Heritage List Unesco | Consorzio per la Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG | Prosecco | Marketing territoriale | Corporate identity

Tempo di lettura: 10′ | A cura di Aurelio Bauckneht


Ivan, prima di tutto complimenti per l’importante riconoscimento; un premio molto significativo per un giovane Art Director dalla carriera molto promettente! Il logo che hai realizzato per la candidatura delle colline di Conegliano e Valdobbiadene alla World Heritage List dell’Unesco è decisamente ben fatto. Vorremmo saperne di più…

– Ivan, prima di incominciare, ti chiediamo di raccontarti e presentarti “in a nutshell”:

Certamente. Sono nato nell’estate del 1983 in un piccolo paesino in provincia di Vicenza; sono Art Director e mi occupo di comunicazione visiva da più di dieci anni. La mia formazione professionale è iniziata a Venezia, alla Scuola Internazionale di Grafica, e successivamente si è sviluppata all’interno di un’agenzia di comunicazione dove ho ricoperto i diversi ruoli che si occupano della cura e dello sviluppo di un progetto creativo: dalla figura del Graphic Designer fino a quella di direttore artistico. Da circa un anno e mezzo, forte delle competenze raggiunte, ho intrapreso la libera professione, anche per sperimentare e approfondire in modo libero e consapevole la mia creatività.

Ivan Frigo | Art Director

– Cosa prevedeva il brief? Quali erano le esigenze comunicative?

Come dichiarato dal Presidente del Veneto Luca Zaia, durante la proclamazione del vincitore al Vinitaly, il brief richiedeva lo sviluppo di un logo che riuscisse con forza, incisività ed immediatezza a raccontare tutti i valori rappresentati dal territorio delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, al fine di dare risalto alla candidatura per la World Heritage List dell’Unesco.

Il progetto creativo doveva tener conto delle modalità e degli strumenti ritenuti più utili e idonei
a rappresentare questo territorio, comunicandone i valori di autorevolezza, unicità ed innovazione con rispetto e attenzione nei confronti della tradizione e del passato. Le linee guida, inoltre, menzionavano cinque punti rappresentativi dell’unicità di queste terre da cui attingere per approfondire la fase di elaborazione del concept: Aspetto morfologico, Territorio, Know-how, Storia, Sostenibilità
e Adattamento. Il brief offriva una serie di informazioni molto importanti e articolate, ed evidenziava subito qual era la sfida principale: capire come e dove direzionare la visione creativa. I cinque punti sopra citati contengono così tante informazioni da meritare ognuno un proprio “logo di approfondimento”, ma l’obiettivo focale del contest era essenzialmente la candidatura di queste terre per la World Heritage List. Da qui la scelta di concentrarmi unicamente sulla morfologia delle colline del Prosecco per rappresentare visivamente questo affascinante sistema geomorfologico unico e raro a livello mondiale.

Il concept descrittivo del logo nelle parole dell’autore.

– Quali commenti hai raccolto dai committenti?

Molto positivi. Appena proclamato il vincitore del contest ho ricevuto due chiamate: la prima da parte della responsabile della Segreteria di Direzione del Presidente Zaia e la seconda dall’Ufficio Comunicazione e Manifestazione del Consorzio Tutela del vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG. Entrambe le referenti si sono congratulate per il risultato raggiunto e hanno espresso i loro ringraziamenti per l’ottimo lavoro svolto. 

– Il giudizio di FOCUS ON AGRIFOOD è molto positivo. La palette utilizzata e le geometrie curvilinee ci portano subito in un mondo di bellezza e serenità; un’atmosfera bucolica, ma – grazie al sapiente trattamento – prima di tutto contemporanea; ci muoviamo del resto nel mondo dell’enoturismo, in cui il classico e il naturale si rafforzano con servizi moderni per i visitatori di tutto il mondo. Interessante anche il dinamismo morbido delle curve che ci fanno sognare un rilassante giro in bici attraverso le belle colline del Prosecco. Comunque la cosa che più ci ha colpito, e che vorremmo approfondire con te, è l’attualità di questo lavoro; ci sembra che il logo segua intelligentemente una tendenza, o meglio un nuova linguaggio, che mette ai primi posti il colore e la geometria, rielaborati in chiave minimalista, per esprimere in primis il movimento. Pensiamo al restyling del brand Enel e ai lavori di Wolff Olins. O, per restare nel mondo vino, al logo del Consorzio di Tutela del Durello. Il colore (forte di un ricco background – ci vengono in mente i lavori di Massimo Vignelli, in particolare i lavori per Knoll, e il logo Expo 2015) diventa oggi sempre più movimento. Secondo te sta nascendo qualcosa di nuovo nel mondo del branding e della corporate identity?  

Vi ringrazio per il feedback e per la descrizione di supporto che rivela un’attenta analisi e un’ottima cultura visiva. Osservare come la propria creatività venga accolta dal pubblico è una delle parti più interessanti del mio lavoro perché sono proprio le persone il reale committente a cui è destinata e che ne determinano l’eventuale successo. Nel corso della mia vita professionale ho ricevuto un grande insegnamento da questa professione; ho imparato a fare chiarezza tra l’essere un creativo al servizio di un cliente, con necessità ed obiettivi ben precisi da raggiungere, e l’essere creativo in nome di un’espressione artistica con lo scopo di portare una personale visione del mondo. Un risultato creativo non deve piacere ma funzionare nel modo corretto e in relazione al pubblico di riferimento. Cerco sempre di condividere questo insegnamento con i miei clienti; la comunicazione visiva non lascia mai spazio all’improvvisazione e il gusto personale non è mai un buon metro di giudizio.

Il mondo della comunicazione è sempre in costante evoluzione e senza significative interruzioni. Oggi vediamo l’affermarsi continuo di nuove culture progettuali, legate in primis alla rivoluzione digitale; questo paradigma ha influenzato fortemente la comunicazione visiva, in una affannosa ricerca di un allineamento con un mondo sfuggente che cambia sempre più rapidamente. Basti pensare a come negli ultimi anni gli stessi strumenti che veicolano l’identità di un brand si siano espansi: dai supporti cartacei allo spazio/tempo del mondo Digital.

Sicuramente possiamo notare come i punti saldi che determinavano la teoria del design del 20°secolo – staticità, moltiplicazione e ripetizione – pesino sul modello standard della Visual Identity; la costanza visiva diventa sempre meno efficace per poter soddisfare tutte queste nuove necessità, per gestire un’evoluzione continua che muta in tempo reale, pur dovendo mantenere costanti i valori proposti da un marchio. Citando come esempio il restyling di Enel e gli altri ottimi esempi che riportate, vediamo come in questi casi si confermi questa nuova visione di “identità dinamica” dove il marchio per dimostrarsi coerente non deve presentare necessariamente una forma statica. A tutto questo va aggiunto interazione, flessibilità e adattabilità.

Quindi in conclusione possiamo visualizzare l’identità visiva di oggi non più come una singola parola, ma come una frase, un racconto che viene riscritto ogni giorno da un linguaggio “visivo-verbale” che nasce nella realtà per evidenziarne le differenze e valorizzarle, evitando l’eredità di manuali e guide che la rendono statica e “noiosa”.

Visione d’insieme del progetto presentato in fase di contest

– Ci auguriamo che la candidatura porti i suoi frutti e che il logo possa vivere in futuro per identificare e caratterizzare l’area. Che prospettive ci sono?

E’ stato investito molto su questo progetto e tutti speriamo di centrare l’obiettivo. Recentemente ho avuto modo di visionare il dossier presentato per la candidatura ed è incredibile quante siano le informazioni raccolte. Questo fa profondamente riflettere su come la tendenza sia quella di essere talmente abituati alla bellezza delle nostre terre da non avvertire l’esigenza di approfondirne gli aspetti che esulano dallo scenario estetico. Le prospettive in questo momento sono focalizzate sulla sensibilizzazione del territorio attraverso una campagna a sostegno della candidatura Unesco. A tal proposito ho collaborato con la Regione Veneto e il Consorzio di tutela di Conegliano e Valdobbiadene per individuare una soluzione creativa che potesse trasmettere un forte spirito di partecipazione collettiva da parte dei 28 Comuni dei territori candidati. Il risultato di questa prima analisi è stato presentato in concomitanza con la serata inaugurale di “Vino in Villa” il 20 maggio, a Miane, dove il presidente della Regione Veneto ha consegnato ai 28 Sindaci e alle Istituzioni dell’Alta Marca degli stendardi con il logo delle Colline del Prosecco che verranno esposti in tutte le sedi istituzionali e nei luoghi pubblici che sostengono l’ambito riconoscimento. Un auspicio simbolico che resterà visibile sino al pronunciamento definitivo dell’assemblea Unesco, atteso per luglio 2018. Il passo successivo prevederà lo sviluppo di ulteriori supporti di comunicazione che scandiranno, nell’area dei 28 comuni delle Colline, i mesi d’attesa che ci separano dal verdetto parigino.

Oggi, alla luce delle prospettive che si stanno delineando, sento doveroso apportare un’importante implementazione a quanto descritto nel concept del logo durante la prima fase di presentazione dove ho sottolineato che all’interno della ricchissima diversità e varietà paesistica del territorio candidato oscillino due anime: la zona delle alte colline a “corde” e la parte collinare più dolce. A queste voglio simbolicamente aggiungere una terza anima “collettiva”: quella di tutte le persone che vivendo in queste terre rendono tuttora possibile la conservazione di questi paesaggi spettacolari e dal forte carattere unitario e che stanno accogliendo e sostenendo il logo e quello che rappresenta.

– A proposito di nuovi linguaggi, ci permettiamo un suggerimento: la luce, il movimento. Se il progetto continuerà a vivere in futuro, ci piacerebbe vedere il logo e il key visual (per definizione statici), muoversi nelle loro declinazioni digitali. Come se la luce del sole andasse a modificarne le cromie, ora dopo ora. Che ne pensi? Solo vaneggiamenti? Prova a vedere questa case history (Telia)

Assolutamente no. Trovo fondamentale che l’identità del marchio possa assumere una declinazione dinamica in grado di rispondere ai cambiamenti attuali e rivolgersi a un pubblico che non è più passivo, ma è costituito da una varietà di persone capaci di agire e reagire a quanto viene loro proposto. Il vostro suggerimento è molto evocativo e in parte, in fase di studio, avevo già individuato un intervento di questa natura legato al cambio delle stagioni e all’intervallarsi delle loro cromie. Sicuramente avrò modo di confrontarmi con il cliente su questa tematica; se accetterà di buon grado un approccio dai codici visivi più contemporanei e internazionali che mettono da parte quelli più confortevoli di una comunicazione istituzionale, ci saranno buone possibilità che questa idea prenda “luce”.

– Cosa ne pensi di Zooppa.com, la piattaforma da cui è partito il contest? E come funziona esattamente? Alla fine l’hai spuntata su 600 concorrenti…

Zooppa è sicuramente una delle realtà più conosciute nell’ambito del crowdsourcing; la sua efficacia risiede nell’ampia partecipazione dei creativi, da varie parti del mondo, che garantiscono ai clienti riscontri significativi a costi ridotti. Zooppa si ispira alla dinamica dei social network e di conseguenza utilizza le potenzialità della rete per offrire un servizio attraverso la sua community di grafici, fotografi, designer, videomaker di ogni livello professionale ed età. Il suo funzionamento è molto semplice: la piattaforma si pone come intermediario tra il brand richiedente e i creativi; lancia un contest con un brief preciso nel quale viene evidenziata una breve biografia del brand, il target da raggiungere, le richieste stilistiche, le tempistiche e fornendo quanto necessario per realizzare delle proposte creative. Successivamente i membri della community che decidono di partecipare, caricano la propria creatività su uno spazio dedicato che spesso è visibile a tutti, con la possibilità di votare le proposte ritenute migliori. Al termine del contest il cliente ha un determinato tempo a disposizione per proclamare il vincitore al quale verrà corrisposto il premio dedicato.

Questo contest prevedeva 25 giorni di tempo; i progetti ricevuti sono stati 789 (in quanto ogni creativo ha avuto la possibilità di caricare più proposte) e i partecipanti 584 di cui 50 esteri. Durante la selezione finale è stata creata una shortlist di 50 preferenze che ha portato a 3 progetti finalisti. Direi che è stato raggiunto un ottimo risultato.

– Il nostro parere su piattaforme come Zooppa è completamente negativo. Si auto-definiscono “la più importante piattaforma creativa per la produzione di video e grafiche pubblicitarie”;
a noi ricordano invece quegli spazi all’ingresso dei moli dove tutte le mattine arrivavano certi addetti per caricare i fortunati operai selezionati per un lavoro giornaliero, stile Fronte del Porto.
A quando una Zooppa per gli avvocati, i notai, le forze di sicurezza, i medici e così via? I mestieri della creatività oggi valgono così poco o ci sono delle vie d’uscita?

In ambito creativo Il fenomeno del crowdsoursing è sicuramente una tematica complessa, controversa e legata alle modalità della rete. Zooppa, ma anche UserFarm e BootB per citarne altre, sono piattaforme che hanno fatto molto discutere portando all’attenzione interrogativi importanti: sono delle reali opportunità professionali o questi sistemi alimentano uno sfruttamento economico della creatività?
Personalmente conosco molti professionisti della comunicazione che non partecipano a queste iniziative perché le ritengono poco serie e non adeguatamente remunerative. Altri, invece, la vivono come un’opportunità per mettere alla prova la propria creatività con brand che per questioni territoriali
e di opportunità, come ad esempio per chi non lavora in poli creativi come Milano, non rientrerebbero nelle loro possibilità. Sicuramente il crowdsourcing sta vivendo il suo periodo d’oro. Di certo se le partecipazioni sono così attive, numerose e a queste condizioni, evidentemente è un sistema che all’interno del mercato funziona; in fin dei conti il prezzo viene determinato dall’incontro fra domanda e offerta.

Personalmente trovo che la problematica legata al poco valore attribuito al lavoro creativo abbia radici più annose che spesso si nutrono di grandi malintesi. Il lavoro, in generale, si basa su competenza e tecnica che crescono a seconda dell’esperienza sviluppata “in campo” e questo fa la differenza rispetto a chi si improvvisa professionista di qualcosa senza esserne competente. Ancora oggi molte aziende non riescono a comprendere facilmente e in modo univoco la professione del creativo e di conseguenza non
riescono a quantificare il contributo reale che questa figura porta al raggiungimento di obiettivi concreti, con la tendenza di quantificarlo in base a un concetto di tempo “esecutivo” e non “esperienziale”.

– In attesa di vedere il suo portfolio on-line (il sito www.ivanfrigo.com è in costruzione), può segnalarci altri progetti da lei realizzati?

Come vi ho raccontato all’inizio dell’intervista, ho intrapreso da poco l’esperienza della libera professione; un’esperienza molto immersiva che mi sta permettendo di conoscere ed esplorare una nuova “era” del mio contributo creativo; la “comfort zone” delle dinamiche d’agenzia non esistono più e questo mi permette di sperimentarmi realmente senza filtri. Attualmente sto seguendo progetti molto interessanti: la creazione di un app “social” legata ad eventi pubblici, il lancio di un nuovo vino che verrà presentato sul mercato alla fine di giugno e molto altro che presto potrò raccontarvi sul mio sito. Per quanto realizzato in passato, sicuramente l’esperienza in agenzia mi ha dato la possibilità di confrontarmi con importanti brand e seguire progetti molto stimolanti come la collaborazione con Bormioli Rocco di cui ricordo in particolare il lancio di un nuovo prodotto per l’alta ristorazione che coinvolgeva diverse figure: dal design di prodotto affidato ad Aldo Cibic, alla scelta del testimonial individuata nel volto del giovane chef stellato Lorenzo Cogo. Altro progetto che ricordo con molto affetto è la creazione della brand identity di Vinitaly che è partito con la creazione della campagna pubblicitaria per poi espandersi a tutto il suo “contenitore”.

Infine, altri successi ottenuti con la partecipazione a contest tra il 2015/16: un secondo posto per la creazione di una campagna stampa worldwide per Enel Green Power, il primo e secondo premio per l’advertising promozionale di Cortina e il primo posto per un importante progetto di rebranding di un noto marchio italiano di cui per il momento non posso ancora parlare. Al di là di tutti questi importanti traguardi raggiunti resta sempre e comunque presente il profondo amore che provo verso questa professione. È come crescere un figlio a cui si riservano le maggior attenzioni in termini di dedizione, tempo e amore incondizionato.

Ivan Frigo: alcuni degli ultimi progetti realizzati

– Ultima domanda, per chiudere con un sorriso. I tuoi colleghi designer cosa ti hanno detto?
Noi non abbiamo mai conosciuto creativi capaci di parlare bene del lavoro di altri creativi…

Questa domanda mi fa sorridere, effettivamente nel mio ambiente la tendenza è quella di comportarsi spesso da prime donne, ma alla fine, tra professionisti, quando si raggiunge un obiettivo importante ci si congratula con apertura e condivisione… Certo, a seguire, non mancano i momenti in cui ci si confronta sulla qualità del lavoro svolto e in quel caso i commenti possono essere anche “costruttivi” 😉

Grazie Ivan Frigo per il tempo che ci hai dedicato. Torna a trovarci su FOCUS ON AGRIFOOD e tienici aggiornati sui tuoi progetti. Noi intanto incrociamo le dita per la candidatura Unesco!

 


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